Quo vadis?
Mala tempora currunt dicevano i nostri progenitori. Non “corrono” troppo bene neanche adesso, a dire il vero. Sapere che ci sono state altre epoche buie non è di consolazione: noi viviamo qui e ora, e qui e ora dobbiamo lottare.
Prendo spunto della celebre locuzione latina Quo vadis? non certo per domandare al Signore dove stesse andando, considerato che la leggenda ci narra che fu San Pietro a chiederlo a Gesù, incontrandolo sulla via Appia, nei pressi di Roma. E men che mai perché io sia un nostalgico del pur celebre film, già kolossal degli Anni ‘50 con il mitico Ursus che, combattendo nell’arena per salvare la sua protetta Licia, spezza a mani nude il collo del toro inferocito.
Dove io stia andando o che cosa stia facendo lo so bene, ma la mia domanda, generica ed impersonale è rivolta al mondo, alla nostra civiltà per ciò che sta accadendo ed è accaduto, lasciandoci attoniti ed ammutoliti per il susseguirsi di fatti e dichiarazioni fino a poco tempo fa assurde ed impensabili.
Non c’è giorno in cui i telegiornali non aprano i loro notiziari con titoli, affermazioni ed immagini che non avremmo mai voluto leggere, sentire o vedere.
È come se, da un po’ di tempo a questa parte, l’essere umano e l’umanità in genere sia regredita o stia regredendo. È come se l’Homo Sapiens, risultato di un lungo percorso di adattamento sulla Terra con tutte le sue evoluzioni che lo hanno portato fino all’essere intelligente in cui oggi tutti ci riconosciamo, stia vivendo un periodo o un passaggio
per portarlo ad essere un minus habens,
ovvero una persona poco dotata intellettualmente, sciocca o ignorante.
Perché solo chi è dotato di una capacità ridotta o poco intelligente, diciamo poco dotato dalla natura, può fare certe affermazioni, compiere alcuni gesti o determinate cose. E quando questi, poi, sono personaggi di primissimo piano nel mondo per le loro responsabilità di governo, e che fino a ieri rappresentavano quegli Stati paladini della democrazia, della libertà in tutte le sue migliori espressioni, non possono che lasciarci senza parole, attoniti e con il fiato sospeso.
Come capita a molti, viviamo, in questo momento della vita, una sorta di crollo interiore, di forte demoralizzazione che ci mette a tacere e ci fa pensare, tirandoci inesorabilmente ancora più in basso. E noi che ci ribelliamo all’idea di essere dei minus habens, ci domandiamo sempre più spesso e con forza,
perché ciò avviene?
Cosa sta accadendo? Dove stiamo andando? Questo regredire progressivo si fermerà? Quando?
Sembra quasi che, inconsapevolmente, le domande che ci poniamo siano una richiesta di aiuto o di ascolto verso chi non può né aiutarci né ascoltarci. Il nostro crollo interiore si fa così ancor più cupo e silenzioso, ci disorienta e spaventa come non mai. Non perché egoisticamente pensiamo a noi stessi, ma solo ed unicamente perché vorremmo mettere a riparo le persone a noi più vicine, i nostri cari, i nostri familiari, da quegli eventi e da quelle situazioni difficili, nefaste e catastrofali, minacciate o annunciate nel mondo da quei minus habens o peggio Homo Erectus già citati nei loro comportamenti ed esternazioni ormai quotidiane.
È, il nostro sconforto interiore, il marchio della nostra fragilità, del nostro essere degli esseri pensanti e comprensivi che hanno nella parola e nella condivisione la loro forza maggiore, più persuasiva e propedeutica al dialogo, al contrario di chi, paventando l’uso della forza, dell’arroganza o peggio della guerra, ritiene di sistemare ogni questione. Anche lo scrivere, così come sto facendo, manifestando tutta la mia preoccupazione e il mio dolore, si traduce purtroppo per me stesso e per gli altri non più in quel bene primario che conservo gelosamente per poterlo diffondere e seminare,
ma trasforma la mia mente in una sorta di carne tritata ancora sanguinante.
Frasi, parole, atteggiamenti ed immagini che scuotono il mondo intero, lo feriscono e lo oltraggiano come mai prima d’ora, acuendo quel dolore dei più che, come me, hanno un’altra formazione e, per rimanere in tema, un’altra indole.
Nonostante ciò, però, non dobbiamo e non possiamo mollare, non possiamo credere che il baratro in cui stiamo finendo non possa essere evitato. Da costoro che, forse anche fingono di essere psicolabili – ovvero individui psichicamente instabili e soggetti a turbe emotive, magari solo per un tornaconto personale o dei loro più stretti collaboratori – dobbiamo con fermezza dissociarci e allontanarci. Traendo da questo nostro comportamento tutta quella pacata energia che, unita alla nostra ragionevolezza dell’essere Homo Sapiens, certamente e senza alcun dubbio possa sconfiggere quell’ignoranza e quell’albagia di chi crede di poter avere, in ogni circostanza, il mondo ai suoi piedi.







