Il clima sta cambiano! E noi?

Il clima sta cambiando! E noi?

Forse suggestionato dalle grandi tempeste di sabbia che avevano sconvolto gli Stati Uniti centrali, nel 1964 J.C. Ballard scrisse “Terra Bruciata”, uno dei primi romanzi a immaginare una catastrofe climatica causata dal progresso industriale. La domanda che pone è quanto mai attuale: la nostra civiltà sopravviverà a uno sconvolgimento del clima nel quale si è sviluppata?

Piove sul bagnato, significando che le disgrazie non arrivano mai sole, anche se – per l’argomento di seguito trattato – un po’ d’acqua non guasterebbe.
Che la situazione fosse difficile per ciò che accade nel mondo, ormai, ne eravamo consapevoli.
I dissidi tra i diversi stati così come l’aumento esponenziale delle controversie e l’inasprimento delle guerre nella diverse parti del globo, ci avevano forse distratti da questa annunciata quanto incontrovertibile iattura del cambiamento climatico. Il caldo che in questi giorni sta soffocando l’Europa e non solo, non è infatti un evento isolato, casuale.

È, questa quarta ondata di caldo spropositato e mai avvertito prima di questa stagione, la manifestazione più evidente di quel cambiamento già annunciato dagli scienziati di mezzo mondo, con un impatto drammatico nel nostro quotidiano.

Quest’anno sarà l’anno più caldo di sempre e che la storia del nostro pianeta non aveva mai avvertito. Non possiamo permetterci di ignorarlo o relegarlo fra quei fatti occasionali di poca importanza.
Il clima è cambiato e sta ulteriormente cambiando, dovremo necessariamente farlo anche noi, con le nostre abitudini e con i nostri stili di vita.

Ma non basta!

È da più fonti ormai provato che sono in gran parte le attività umane, attraverso le emissioni principalmente di gas serra, a modificare il clima della Terra.

Negare ulteriormente questa evidente quanto sentita trasformazione, a tutela di beceri interessi personali o dei singoli stati, non è più possibile oltre che auspicabile.
Dobbiamo sentire e far accrescere negli altri, anche i più riottosi – perché custodi di quei vantaggi economici oltreché pure degli immediati consensi politici che ne scaturiscono – tutte quelle responsabilità verso le generazioni future, siano essi figli o nipoti.
Chissà cosa penseranno e se lo penseranno in cuor loro, tutti quei personaggi importanti che hanno molte delle responsabilità per quanto sta accadendo in questi giorni dove, milioni di persone – anziani, malati e bambini, in Europa, negli USA, ed in tante parti del mondo – soffrono maggiormente perché colpiti da ondate di calore.

Definire ancora il cambiamento climatico una “bufala” rasenta la follia. Che purtroppo è sintomatico di chi, per la loro importanza ed il loro peso politico mondiale, sono sempre stati paladini del buon senso e della ragionevolezza. Sembra quasi che il cambiamento climatico abbia influito anche su di loro, portandoli ad essere i più ossessivi negazionisti.

La crisi ambientale che stiamo vivendo è purtroppo reale, sotto gli occhi di tutti e scientificamente provata, accelerata da tutta una serie di attività umane.

Non ci resta che, con questa consapevolezza, cercare di correre ai ripari,

se il clima è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi!

Quali potrebbero essere i rimedi che possano contribuire a contrastare il proliferare di tale nefasto fenomeno? Come e cosa potremo fare per combatterlo?
In alcune città o meglio in alcuni quartieri di esse, la totale assenza di alberi certamente non giova all’ambiente, per qualità dell’aria ma anche per le zone ombreggiate, luoghi in cui rifugiarsi in presenza delle citate temperature torride.

In alcune particolari città, anche d’Europa, sono già stati collocati nebulizzatori di acqua per mitigare la calura in alcune ore del giorno.

I condizionatori ai massimi giri, per aumentare la produzione di aria fredda, sono il “caldo (!) che si morde la coda”. Più lavorano e più assorbono energia elettrica. Quella stessa energia che, per produrla nelle normali centrali, provoca inquinamento. I Piani Urbanistici Ambientali, allo studio già in molte città, dovranno prevedere non solo spazi più verdi ma anche sistemi che portino al risparmio dell’acqua. La stessa acqua piovana, appositamente raccolta ed incanalata potrà servire non solo per l’irrigazione ma anche alla creazione di quel sistema di rigagnoli sotterranei atti proprio a refrigerare il sottosuolo delle grandi città, di grandi strade e piazze.

Naturale è che, le giornate di caldo crudele nel mondo si vincono tutti insieme adottando quei sistemi che possano alleviare l’afa e il caldo torrido prima, per poi giungere a un programma ben più ampio e collettivo.

Perché resistere al caldo è e sarà un problema della collettività.

Piante sulle coperture piane delle case, una volta a terrazza, certamente contribuirebbero anche se in minima parte, a contrastare il caldo e a migliorare la qualità dell’aria.

“Siamo chiamati oggi a costruire interagendo con un diverso adattamento climatico, gestione delle acque e qualità dello spazio urbano in un’unica strategia”, sostengono i più illustri e moderni architetti.
Qualcuno pensa addirittura ad alberi di plastica per ombreggiare ma, francamente, mi sembra inopportuno se non addirittura controproducente.

Così come sarà difficile vincere questa guerra, generata da noi stessi, che ci ha visto per troppi anni predatori e consumatori a dismisura, senza freni e senza regole, di ciò che la natura ci ha dato in un equilibrio così perfetto che sembrava inalterabile.

La metamorfosi del clima appare più che mai strutturale: mari sempre più caldi significano oltre che il proliferare di alghe, meduse, ed altri pesci particolarmente fastidiosi e urticanti, significano anche, con l’evaporazione dell’acqua, più energia nell’atmosfera e una concreta possibilità di eventi estremi.

Con il caldo, troppo caldo, anche il cuore va sotto stress e non solo per alcune categorie di operatori come agricoltori e edili, ma anche per molte altre, come quelle della logistica, della ristorazione, ecc.
Lavorare, perché si deve lavorare, è sempre più difficile con queste temperature!

È giunta l’ora del ravvedimento. Necessariamente collettivo, con la forza della persuasione e del convincimento che, mi auguro, con lo sforzo dei più volenterosi, faccia comprendere a tutti che è giunta l’ora di intervenire per fermare quella che certamente è e sarà la calamità che potrebbe portare alla deriva irreversibile del nostro pianeta.
Confido nell’intelligenza umana e pur anche in quella artificiale, oltreché naturalmente nell’aiuto del buon Dio per fare almeno aprire gli occhi e il cuore a chi ancora non abbia capito dove stiamo andando.