San Marco Venezia

Sensazioni, emozioni e percezioni di una visita a San Marco

Ci sono stati tanti giorni gloriosi nella storia di Venezia, ma forse nessuno batte quella mattina d’inverno dell’828, quando i Veneziani videro apparire le vele della nave che portava con sé le spoglie dell’Evangelista.

Ne usciamo quasi frastornati, per certi versi rattrappiti con la forte sensazione di essere miseri naufraghi nell’immensità dell’oceano. La grandezza e la maestosità ci ha lasciato attoniti, sbalorditi, meravigliati per quanto visto, provato. Siamo usciti dalla Basilica di San Marco.

Un piccolo grande tour che non finisce mai di stupirci, al quale difficilmente ci si può abituare. Ogni volta si scopre sempre qualcosa di nuovo, di diverso, di incredibile. E quando pensi di aver visto e saputo tutto ciò che c’è da sapere o da vedere, ti accorgi dell’ennesimo dettaglio, dell’ennesimo particolare che arricchisce e stravolge quello che pensavi di conoscere e sapere. È proprio allora che una insaziabile voglia di approfondire e scoprire ti assale di nuovo: ti inebria, ti lascia entusiasta per tutto ciò che vedi, che senti, che percepisci; allora entriamo di nuovo e…

La maestosità della Porta Centrale, naturalmente bronzea, a doppio battente, ben indica cosa ci attende, ma è solo il preludio di qualcosa che, nel lasciarci esterrefatti, ci fa porre un’infinità di domande.

Com’è stato possibile realizzare una simile meraviglia?

Quali menti umane possono aver progettato prima e realizzato poi in epoche diverse e così lontane questo tripudio aureo di volte e mosaici, di marmi e pietre, di colonne e volte di diversa grandezza e imponenza, di intarsi e stucchi con cromie sorprendenti che catturano riflessi ed emanano riverberi nella pur poca luce degli enormi volumi della Basilica? Si sente la necessità, a un certo punto, dopo essere stati catturati da così tanto splendore e dopo aver divorato con gli occhi la magnificenza che ci circonda e sovrasta, di abbassare lo sguardo, quasi per far riposare gli occhi: ma anche allora, come se non bastasse, ci imbattiamo in un pavimento che sembra un intarsio di pietra di mille sfumature e colori. Mai uguale, sempre diverso, ricchissimo di dettagli e particolari sorprendenti, dalle più piccole e diverse forme geometriche, che il decorso del tempo ha ancor di più impreziosito donandogli quella rotondità e avvallamenti naturali che solo il lungo calpestio nei secoli riesce a dare.

È così che, riprendendoci dallo stupore per le tante meraviglie che ci sovrastano e circondano, che abbiamo sotto di noi e che hanno catturato la nostra vista, ci immergiamo in ben altri e meno terreni pensieri.

La sacralità di questo luogo si sente nell’aria, per niente intimorita da tante bellezze e raffinatezze. Un brivido attraversa la nostra spina dorsale quando, percorso l’atrio, ci poniamo sotto la prima cupola e leggiamo in latino In principio Dio creò il cielo e la Terra […] il Suo Spirito aleggiava sopra le acque.

Saliamo qualche gradino, quasi come a elevare lo spirito che è in noi,

e attraversiamo la porta principale. Il nostro sguardo si sofferma solo per un attimo sui bassorilievi, prima di essere catturato dal susseguirsi di volte e cupole possenti davanti a noi, fino a intravedere, sollevato di qualche gradino, l’Altare Maggiore.

Ormai siamo all’interno della Basilica. Seppur non soli, il silenzio sembra avvolgerci, ovattando tutto e tutti, facendoci immergere in un’atmosfera intrisa di quell’angelica spiritualità che solo questi luoghi possono trasmettere. Come per incanto, anche il passaggio sotto la prima imponente cupola dopo la prima volta, anziché creare quell’effetto rimbombo, sembra essere assorbito da qualcosa o forse solamente sovrastato da un rigoroso religioso silenzio. Ci fermiamo un attimo, guardiamo in ogni dove. Soli con il nostro respiro sotto la Cupola della Pentecoste a rivivere quel momento meraviglioso vissuto dagli Apostoli e dalla Madonna per la visione dello Spirito Santo nel cinquantesimo giorno della Resurrezione.

Gli antichi confessionali in legno, sulla nostra sinistra, sanciscono la voglia di presentarsi al Padre mondi dal peccato. Ci confrontiamo con noi stessi e una voce ci invita a non essere timorosi, ad andare avanti. La volta Cristologica con il Gesù vittorioso sul Demonio ha un effetto ristoratore. Ci dà sicurezza, certezza della vittoria del Bene sul Male. Con questa convinzione ci poniamo al centro della Basilica sotto la Cupola dell’Ascensione. Non poteva che essere posta al centro l’ascesa al cielo di Gesù, che da quel momento in poi non è più visibile agli uomini, e in controtendenza al nostro percorso e in ossequio al Vangelo, è il preludio delle Pentecoste e segna l’inizio della storia della Chiesa.

Tutto intorno a noi sembra volerci parlare e raccontare di quella gloriosa storia del Cristo

che, per noi, disceso sulla Terra, si è fatto crocifiggere per salvarci e per ricondurre l’umanità tutta sulla via del Bene e della Misericordia, dell’amore per il prossimo sulla strada del Signore. Poco più avanti, innalzato da alcuni gradini in marmo e circondato dal Presbiterio, si presenta a noi l’Altare Maggiore proprio sulla Tomba di San Marco – trasferito qui dalla Cripta – da cui prende il nome la Basilica. È l’altare delle grandi occasioni, delle grandi ricorrenze. Ma lo è sempre, in ogni circostanza e anche in assenza di una qualsiasi funzione. Anzi forse di più proprio perché dinanzi ad esso si coglie e percepisce tutta la grandezza e la magnificenza della Grazia di Dio.

Sotto il Presbiterio e l’Altare Maggiore non possiamo non essere chiamati a un breve periodo di raccoglimento: siamo nella Cripta, rigorosamente restaurata e recuperata secondo le più attente e moderne tecniche conservative. Era qui che il Corpo dell’Evangelista Marco riposava prima di essere trasferito nell’Altare Maggiore. È in questo luogo che, paradossalmente, illuminato solo da tenui lampade, risplende ancor di più e con maggior forza la luce della Cristianità di quanti credono e in questo luogo pregano in raccolto e devoto silenzio.

Ritorniamo su e volgendo seppur a malincuore le spalle all’Altare Maggiore, raggiungiamo l’Altare della Madonna Nicopeia. È la Madonna particolarmente cara e venerata da tutti i veneziani. Non ci si può non inginocchiare, affidandosi a Lei con la preghiera e la fede affinché interceda per noi presso il Padre.

Meravigliati ed estasiati dal nostro piccolo ma profondo tour ci ritroviamo quasi senza accorgercene assorti nella nostra manifestazione di Fede e di Preghiera. I banchi di questo luogo sacro sembrano come le carrozze di un treno dove la gente sale, si siede e scende alla fermata desiderata. Con la convinzione, quando si scende dal treno e quindi si esce dalla Basilica, di aver fatto un viaggio meraviglioso. Un viaggio che ci ha fatto avvicinare al Padre, a cui uomini in tempi così lontani hanno voluto rappresentare tutta la loro devozione edificando questo luogo di culto straordinario quale è la Basilica di San Marco.